Robert Sutherland: l’ultima Tournée di Maria Callas

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Robert Sutherland, il pianista della Callas, ricorda la Divina…

Il 16 Settembre 1977 Maria Callas moriva nel suo appartamento parigino, dove viveva ritirata ormai da tempo. Si parlò di arresto cardiaco, ma molti sospettarono che il celebre soprano potesse essersi tolto la vita.

D’altra parte, erano piuttosto note le dolorose vicende biografiche della Divina, dalla turbolenta relazione con Aristotle Onassis ai suoi sempre più incombenti problemi vocali e al suo graduale allontanamento dal palcoscenico.

Sulla rivista Francese “Panorama de la musique” (Novembre 1977), il critico musicale Jacques Bourgeois affermava che Callas era morta, in realtà, già nel 1965, quando si ritirò definitivamente dalle scene: «Da quel momento semplicemente sopravvisse a sé stessa».

Eppure vi fu una breve parentesi, negli anni 1973 e 1974, che la riportò per qualche tempo sulla cresta dell’onda, perlomeno a livello mediatico. La tournée mondiale nella quale il tenore Giuseppe Di Stefano l’aveva praticamente trascinata. «Accettò solo per dimostrare ad Onassis che poteva ancora farcela» – afferma Robert Sutherland, il pianista scozzese che l’accompagnò durante quel Tour e che divenne suo amico confidente.

Incontrare Sutherland (oggi ottantenne) nella sua remota casa in Scozia e immergermi nelle vivide memorie di quei giorni è stata un’emozione straordinaria. I piccoli occhi verdi erano ancora lucidi di commozione al ricordo di quella tragica scomparsa, ma anche pieni di orgoglio per essere stato al fianco di una tale celebrità in un momento cruciale della sua vita, aiutandola a combattere – come lui stesso racconta – alcune insicurezze sul palcoscenico.

«La sua voce era praticamente andata. Aveva assolutamente bisogno di aiuto. Una volta, durante una prova, osai darle dei piccoli consigli qua e là. Sembrò accettarli di buon grado, ma me ne andai estremamente imbarazzato e, soprattutto, temendo il suo umore nella prova successiva. Con mia grande sorpresa, quando mi recai dai lei l’indomani, alle nove in punto, Maria era già lì a studiare. Solitamente mi faceva attendere più di un’ora prima di iniziare a lavorare, indugiando tra una chiacchiera e una tazza di tè. Non quella mattina. E da allora, non voglio dire di essere diventato il suo coach, ma in un certo senso fu così. Di sicuro diventammo ottimi amici».

Robert racconta anche delle insicurezze accresciute dallo stesso Di Stefano, il quale sembra la tormentasse durante le prove, accusandola di non essere mai abbastanza pronta e di non conoscere la tecnica vocale. «Le urlava in continuazione: “Apri la gola!” Talvolta interrompeva bruscamente la prova e la invitava ad uscire a fare shopping. Non voleva perdere del tempo prezioso, diceva. Temperamento siciliano… Non era facile lavorare con loro. Talvolta mi chiedevano di cambiare repertorio o suonare in tonalità differenti un minuto prima di entrare in scena… bisticciavano come due adolescenti». Situazioni senza dubbio drammatiche e imbarazzanti, ma che tornano piuttosto chiare se si pensa che i due intrattenevano, in realtà, un’intima relazione. E questo aprirebbe una ulteriore parentesi sulla conflittualità dei rapporti sentimentali che tanta parte ebbero nel declino della carriera e della vita stessa di Maria Callas.

Terminata la tournée, Robert continuò a frequentare la celebre amica andando di tanto in tanto a Parigi a suonare per lei. «In realtà Maria aveva più bisogno di un amico che di un pianista – afferma Sutherland. Era molto depressa.  Mi chiamava spesso a notte fonda solo per avere un po’ di compagnia e cercare di prendere sonno. “Cosa importa?” Diceva. “Nulla ha più importanza ormai. Buonanotte, un altro giorno se ne è andato, un giorno in meno verso la fine”. Andai a farle visita nove mesi prima della sua morte. Non la rividi mai più».

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