Milano: il Quartetto Echos inaugura “Musica nel tennis”

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Nato nel 2013 al Conservatorio di Torino il Quartetto Echos ha vinto il Premio Abbiati della critica musicale italiana 2017. Il prossimo 20 gennaio inaugurerà il ciclo “Musica nel tennis” organizzato dalla Società del Quartetto di Milano nella splendida Villa Necchi Campiglio. L’Echos è anche uno dei Quartetti inseriti nel progetto “Le dimore del Quartetto”, ideato e guidato da Francesca Moncada di Paternò.

Come è nato il Quartetto Echos? Perché questo nome?

La nascita del nostro gruppo è legata al corso di quartetto in Conservatorio, obbligatorio nel percorso di studi, che ci ha portato a cercare dei compagni con i quali collaborare. La decisione di provare a dare un aspetto professionale alla cosa è stata successiva. Il nome è stato un suggerimento di qualcuno dei nostri genitori. Dopo aver avanzato proposte come “quartetto pizzicando sotto la mole” hanno sfornato questo termine greco (il cui generico significato è “suono”) che ci sembrava suonasse particolarmente bene.

Quartetto Echos: lo studio del repertorio

Con chi studiate repertorio adesso?

Siamo molto legati agli insegnanti che ci hanno seguito dalle origini, ovvero Claudia Ravetto e Antonio Valentino. In contemporanea lavoriamo con Adrian Pinzaru, primo violino del Quartetto Delian, che è stato anche insegnante di violino di Ida e Andrea ed ha costituito con noi un legame profondo. Dopodichè le nostre intenzioni nel prossimo futuro sono sul versante estero. Vorremo oltrepassare i confini per affacciarci verso nuove mete e conoscenze didattiche, da gennaio seguiremo una masterclass di Lukas Hagen presso l’Accademia di Pinerolo.

Un Quartetto che considerate un modello?

Ci sono molti quartetti di straordinario livello sia nella tradizione passata che al giorno d’oggi. Scegliere è difficile. Però in generale fra i gruppi che ci ritroviamo più spesso a contemplare con particolare abbondanza di salivazione ci sono il Quartetto Belcea, Quartetto Artemis e Quartetto Hagen.

Accademia Stauffer

L’esperienza alla Stauffer di Cremona?

È stata un’esperienza piuttosto importante. Ci ha insegnato tanto sotto diversi punti di vista. Innanzitutto ci siamo trovati in un ambiente nuovo, ricco e stimolante, a contatto con giovani gruppi emergenti e con insegnanti, il Quartetto di Cremona, che hanno fatto e continuano a fare una carriera di spicco. Abbiamo inoltre apprezzato la varietà delle lezioni: i docenti lavorano separatamente perciò ci si ritrova a confrontarsi con quattro differenti punti di vista che offrono una bella eterogeneità di idee e spunti.

Il Premio Abbiati? Ve lo aspettavate?

Assolutamente no, è stata una sorpresa!

All you can eat

A quanto pare avete una passione per il sushi, e per la formula “all you can eat”…

Il corpo umano è costituito per il settanta percento di acqua, il Quartetto Echos di sushi. La nostra formula è “all you can eat, all you cannot eat, it’s not important if you are dying, eat!”. Fin dagli inizi la passione per il sushi ci ha unito, la nostra profonda amicizia trova la massima espressione in quei momenti.

Nei viaggi in macchina è vero che ascoltate playlist trash da voi stessi realizzate?

Assolutamente. Ida è la persona col più marcato slancio discotecaro, capace di traviare persino l’animo più puro, ci sa illustrare le massime espressioni di tal genere animando i viaggi con capacità degne dei più movimentati villaggi vacanze. Andrea invece è in apparenza la più incorruttibile ma è proprio dove uno meno se lo aspetta che si annida il trash più becero: nonostante sia poco aggiornata sfodera perle che hanno fatto la storia della peggiore musica anni novanta.

Il concerto a Villa Necchi

A Villa Necchi che repertorio eseguirete?

Per il concerto di Villa Necchi andremo ad eseguire un celebre lavoro di Haydn, il quartetto “Imperatore” (noto soprattutto per il secondo movimento, attuale inno tedesco e precedentemente austriaco, da cui il soprannome), il terzo Quartetto di Schumann e “Movimento di Quartetto” di Fabio Vacchi. La composizione di Schumann è caratterizzata da una freschezza abbastanza insolita per l’autore tedesco, i cui gravi problemi di salute mentale spesso si riflettono sullo stile compositivo, e mostra chiaramente l’influenza dell’amico Mendelssohn, che lo affascinò coi propri quartetti e lo portò alla stesura dei tre lavori dell’opera 41. Il brano di Vacchi è invece una nuova scoperta, ci avviciniamo con esigua esperienza alla musica contemporanea ma, oltre ad esserne affascinati, ci rendiamo conto di quanto serva per la nostra crescita. Siamo dunque curiosi e felici di avere l’occasione di cimentarci con tale “sfida”.

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