Parigi: mdi ensemble e il suo omaggio a Lachenmann

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In occasione della tournée parigina che ha impegnato mdi ensemble dal 16 al 18 ottobre con concerti, presentazioni e proiezioni dedicati a presentare la recentissima pubblicazione del DVD “See the Sound. Homage to Helmut Lachenmann”, edito da l’empreinte digitale, abbiamo incontrato i musicisti del gruppo milanese per parlare con loro di questo nuovo ed affascinante progetto.

In quindici anni di attività, mdi ensemble si è distinto sulla scena nazionale e internazionale per un modo estremamente personale di intendere l’interpretazione del repertorio contemporaneo e ora è di recentissima pubblicazione il vostro primo progetto audiovisivo, See the Sound. Homage to Helmut Lachenmann, che vi vede coinvolti in un’opera incentrata attorno a quattro lavori cameristici e solistici di Helmut Lachenmann. Perché avete deciso di dedicare proprio alla sua figura questa raccolta di registrazioni, interviste e testimonianze e com’è nato il vostro rapporto con lui?

La figura di Helmut Lachenmann è stata probabilmente la più importante nel corso dei quindici anni di vita di mdi ensemble. Non solo per il modo estremamente umile e amichevole con cui si è sempre rapportato con noi, ma anche per il bagaglio tecnico ed artistico che ci ha trasmesso. Per arrivare a suonare la sua musica in modo davvero “cameristico” è stato necessario un lavoro estremamente approfondito sulla qualità dei gesti tecnici e musicali richiesti, un lavoro che lui stesso ha seguito passo dopo passo e che ha sicuramente arricchito la nostra voglia di lavorare sul dettaglio della sulla sua musica e di qualsiasi altro tipo di repertorio.

Quando abbiamo deciso che fosse arrivato il momento di fissare in qualche modo questo tipo di lavoro svolto con lui, ci è venuto spontaneo pensare a una registrazione dei suoi brani cameristici più rappresentativi ma, allo stesso tempo, volevamo dedicargli uno spazio in cui anche il suo lato umano fosse messo in rilievo. È così quindi che è nato il lungo portrait contenuto del DVD che, grazie al taglio estremamente accessibile che Helmut stesso dà al suo racconto, è adatto anche alla televisione [verrà trasmesso a novembre da Rai5, ndr.] o addirittura al cinema, come successo in anteprima proprio a Parigi.

I quattro lavori presentati nel dvd (Pression, Toccatina, Trio fluido e Allegro sostenuto) sono opere ormai di repertorio e che hanno all’attivo un buon numero di registrazioni in commercio. Perché avete deciso di dedicarvi in particolare a questi lavori e quali aspetti avete voluto metterne in luce con la vostra interpretazione?

Innanzitutto si tratta di quattro lavori che da tempo appartengono al nostro repertorio. Li abbiamo lavorati diverse volte con il compositore in persona e, probabilmente, è proprio a partire dalla natura di questi quattro pezzi che è nata l’idea di “mostrare” la musica di Helmut attraverso delle riprese video e non semplicemente con una registrazione audio.

Abbiamo quindi puntato a realizzare delle inquadrature estremamente ravvicinate e dinamiche volte a “captare” le tecniche da utilizzare nell’interpretazione di questi brani, in modo che rimanesse una testimonianza del lavoro che abbiamo svolto con lui nel corso degli anni sia dal punto di vista musicale sia da quello più puramente strumentale. Helmut stesso, peraltro, non potendosi spostare fisicamente in ogni luogo dove viene suonata la sua musica, ha manifestato entusiasmo all’idea di avere a disposizione del materiale video con cui poter illustrare efficacemente le tecniche da utilizzare nei brani in questione.

Le testimonianze di Stefano Gervasoni, Nuria Schönberg, Massimiliano Damerini ed Emilio Pomarico che inframezzano il discorso di Helmut Lachenmann intorno ai suoi lavori arricchiscono poi ulteriormente un ritratto estremamente complesso quanto umano. Cosa vi ha spinti a integrare proprio il loro punto di vista, in particolare?

Oltre alla grande stima che nutriamo nei loro confronti, sicuramente la loro vicinanza a Lachenmann: tutti loro infatti condividono un rapporto privilegiato con Helmut e con la sua musica. Ci sembrava inoltre interessante arricchire il ritratto di Lachenmann con differenti prospettive: quelle di un compositore a lui estremamente legato, pur non essendone stato né allievo né in qualche modo seguace (Stefano Gervasoni), quella di un direttore d’orchestra che ha lavorato per anni sulla sua musica, e con cui mdi ha peraltro collaborato sia in veste di compositore che di direttore (Emilio Pomarico), e quella di uno strumentista che per primo ha portato il Lachenmann cameristico in Italia (Massimiliano Damerini). Segue poi quella estremamente sentita di Nuria Schoenberg Nono, uno sguardo importante sull’uomo Lachenmann.

Un aspetto molto innovativo di questo progetto è sicuramente la particolare cura che è stata prodigata nel ricercare inquadrature decisamente inedite per lo spettatore di concerti. Cosa avete voluto rendere ‘visibile’ del suono?

Come dicevamo, la concezione stessa del DVD nasce dalla volontà di affrontare da una prospettiva ravvicinata le performance musicali. Così facendo, è stato inevitabile spingere all’estremo questa scelta ponendo lo spettatore in una condizione irreale, utopica, non esperibile durante un normale concerto. Abbiamo voluto portare chi guarda e ascolta estremamente vicino al fenomeno di produzione del suono, o addirittura al centro dell’ensemble, scegliendo di disporci, nei pezzi da camera, sempre rivolti gli uni verso gli altri, e non dando le spalle al pianoforte, come solitamente accade sul palcoscenico.

Helmut stesso ha fortemente voluto questo tipo di prospettiva sui suoi pezzi affinché questo DVD rappresentasse qualcosa di nuovo: una specie di lente di ingrandimento sulla sua musica. Ovviamente esisteva il rischio di rendere il prodotto troppo frammentario e incentrato sul dettaglio, per cui il regista Luca Scarzella si è preoccupato, in fase di montaggio, di dare il maggior respiro possibile alle riprese. In ogni caso, lo scopo preciso delle registrazioni è stato proprio quello di collocare lo spettatore in un punto diverso, forse privilegiato, rispetto a quello da cui si assiste ai concerti.

Un capitolo altrettanto interessante mi pare poi riguardare la tecnica di microfonatura.

Tutto quanto appena detto, ovviamente, si è riflettuto anche sulla scelta della tecnica di incisione. Insieme al tecnico del suono, Paolo Brandi, con cui abbiamo ormai un rapporto di collaborazione consolidato, abbiamo lavorato affinché la presa di suono e la postproduzione fossero coerenti con la vicinanza della ripresa video: alla vicinanza dell’occhio doveva corrispondere necessariamente la prossimità dell’orecchio. Ne è nato così un audio che, seppur adattato per la definizione di un DVD, non vuole simulare un live e, allo stesso tempo, si differenzia da quello che normalmente si cerca di rendere nei CD non solo per una minor compressione, ma anche per una maggior focalizzazione sul transitorio d’attacco che rende il suono più diretto. Ancora una volta, tutto questo è stato fatto in comune accordo con Lachenmann che, anzi, ci ha incitati in fase di editing ad andare ancora di più verso questa direzione!

Visto il successo che sta raccogliendo See the Sound, avete altri progetti analoghi per il futuro?

Produrre questo DVD ha richiesto due anni e mezzo di sforzi, non soltanto durante la fase di registrazione [svoltasi alla Fondazione Cini di Venezia, ndr.], ma anche, e soprattutto, per l’editing audio-video, il foundraising e la ricerca di una casa discografica interessata al prodotto. Ora che il DVD è stato pubblicato, è indubbio che gli sforzi siano stati ripagati! C’è quindi tanto entusiasmo per un format che, per ora, sembra decisamente efficace e che, nel corso della nostra esperienza, sicuramente ci è capitato di voler applicare anche alla musica di altri compositori, vuoi per certe caratteristiche tecniche insite nei pezzi, vuoi per il tipo di lavoro che ci lega a un determinato autore. Sarebbe quindi fantastico poter pensare ad un secondo volume di See the Sound, ma ovviamente bisogna che ci prepariamo mentalmente ad altri due anni di fuoco!

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