Tra Paganini e Wolf-Ferrari: intervista a Francesca Dego

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Francesca Dego, in duo con la pianista Francesca Leonardi, è stata ospite della 74esima stagione concertistica degli Amici della Musica Arcangelo Speranza di Taranto, con un concerto di grande interesse storico-musicale, dedicato alla Giornata della Memoria. Il programma, davvero molto bello, è costruito intorno alla figura di Mario Castelnuovo-Tedesco, di cui quest’anno ricorrono i cinquant’anni dalla morte, e ripercorre simbolicamente sentieri di umanità e arte sopravvissuti ai venti di odio e violenza della seconda guerra mondiale.

In perfetta simbiosi interpretativa Francesca Dego e Francesca Leonardi, hanno eseguito nell’ordine la Suite Italienne da Pulcinella di Igor Fëdorovič Stravinskij nei tempi Introduzione, Serenata, Tarantella, Gavotta con due variazioni, Scherzino, Minuetto e Finale; la Ballata op. 107 di Mario Castelnuovo-Tedesco; una Sonata di Ottorino Respighi nei tempi Moderato, Andante espressivo, Allegro moderato ma energico (Passacaglia); la Hebrew Melody di Joseph Achron e ancora di Mario Castelnuovo-Tedesco Rosina e Figaro, variazioni sul Barbiere di Siviglia di Rossini.

Prima del concerto abbiamo incontrato Francesca Dego per un piacevole e intenso scambio di battute sul successo del suo ultimo progetto discografico e sul programma musicale della serata.

L’incisione di recente pubblicazione del Concerto n.1 Niccolò Paganini e del Concerto di Ermanno Wolf-Ferrari sta riscuotendo consensi notevoli. Come nasce la scelta di questo progetto discografico? Cosa l’ha spinta a incidere il concerto di Wolf-Ferrari?

Ho sempre saputo di voler incidere il Concerto n.1 di Paganini, un pezzo che ho suonato oltre cinquanta volte con orchestra. L’ho sempre avuto in mente, ma non volevo fare un disco interamente paganiniano. Quindi ho preferito aspettare il momento giusto. Nel 2014 un’orchestra russa mi ha chiesto di suonare un concerto poco conosciuto del Novecento italiano. Ho incominciato a fare delle ricerche e sono rimasta allibita da quanta bellissima musica ci fosse, che non viene quasi mai eseguita. Del concerto di Wolf-ferrari purtroppo non c’è molto materiale di altre registrazioni, tuttavia, grazie alla Casa Musicale Sonzogno, che è la prima casa editrice del concerto e ne detiene tuttora i diritti, sono riuscita ad avere subito la partitura, ed è stato un po’ un colpo di fulmine, anche per una certa vicinanza emotiva, perché è uno dei pochi concerti del repertorio dedicato a una donna. È dedicato alla violinista Guila Bustabo, che all’epoca della composizione aveva la mia età, caduta in disgrazia storica perché non disdegnava fare tournée nei territori occupati durante seconda guerra mondiale. Psicologicamente ci ho pensato molto considerata anche la storia della mia famiglia che è legata a quel momento storico dal lato delle vittime.

Però devo dire che il concerto e Wolf-Ferrari non hanno mai avuto alcun legame con quel momento storico, eccetto per la data di composizione poiché fu scritta tra il 1943 e il 1944. Nell’opera, invece, si percepisce una infatuazione platonica-artistica da parte del compositore settantenne per la giovane violinista, di cui non si sa molto perché era una persona molto riservata. Anziché essere una musica con le caratteristiche delle composizioni di quell’epoca, che rispecchiasse il dramma della guerra e di quel che succedeva in Europa in quel periodo, il concerto sembra un’oasi postromantica, un’opera di grande respiro, da un certo punto vista un po’ pucciniano, ma anche molto nostalgico: ci sono momenti classici, quasi rossiniani, e qualche citazione quasi paganiniana nell’ultimo movimento. E’ un grande concerto, anche rispetto ai quaranta minuti di durata, in quattro movimenti, bellissimo banco di prova per un violinista.

Qual è la pagina più ispirata? La Romanza, forse?

La Romanza è veramente un momento di grazia e forse è anche il momento più classico del concerto, con il tema che evoca la tradizione tedesca ottocentesca, per esempio Bruch o un altro concerto romantico. Io amo molto anche l’ultimo movimento con la sua lunga cadenza. Il concerto è molto interessante anche dal punto di vista dell’orchestrazione; non si concentra solo sul violino, ma si evince una grande attenzione al pieno utilizzo della massa orchestrale. È davvero un’opera molto interessante, suonandolo con varie orchestre ho riscontrato lo stesso interesse da parte delle diverse compagini.

Il concerto propone una novità assoluta: la Ballata di Mario Castelnuovo-Tedesco che pochi giorni fa ha eseguito in prima mondiale al Parco della Musica di Roma e che sarà proposta da Rai Storia in occasione della Giornata della Memoria. Come coniugare Musica e Memoria attraverso la figura di Castelnuovo-Tedesco? 

Oltre ai compositori, sappiamo quanti artisti, professori, scienziati sono stati costretti a lasciare il nostro paese. È un omaggio simbolico per quelle vittime che non persero la vita, ma persero tutto, quindi, sono vittime a pieno titolo. Castelnuovo-Tedesco era affezionatissimo e innamorato dell’Italia, riuscì a tornare e a ricostruire il suo amore per il paese, pur essendo poi rifiutato dal punto di vista musicale e artistico anche dopo la guerra per un cambiamento  radicale della poetica. Fu accolto molto bene, invece, negli Stati Uniti, a Hollywood dove diventò un compositore di musica da film di successo. Castelnuovo-Tedesco è un autore molto interessante, scrive in modo tonale ed è un compositore  convinto delle scelte e non è mai sceso a compromessi.

Questa Ballata è incredibile che non sia mai stata eseguita. L’abbiamo eseguita noi per la prima volta al Parco della Musica ed è un pezzo complesso con una scrittura violinistica e pianistica molto piena e profonda, interessante per entrambi gli strumenti. E’ in forma di barcarola in 6/8, ricorda molto il movimento del mare e fu scritta da Castelnuovo-Tedesco appena arrivato negli Stati Uniti, nel 1940. L’abbiamo scelta perché è un pezzo emblematico, molto rappresentativo di quel momento tragico della sua vita.

Gli altri due brani di Castelnuovo-Tedesco del concerto sono due variazioni dal Barbiere di Siviglia: “Rosina” è dedicata a Milstein e “Figaro” a Heifetz e sono in un certo senso caricaturali, ma estremamente vive, molto cromatiche e dove c’è molto di suo e di Rossini, di cui quest’anno ricorre un anniversario importante. E’, quindi, un connubio celebrativo di due autori italiani estremamente diversi, che ci ha fatto piacere accostare in questo programma che, essendo dedicato alla Memoria, ruota intorno a Castelnuovo-Tedesco anche per la presenza di Stravinskij, di cui era molto amico, il quale lo aiutò al suo arrivo negli Stati Uniti. Castelnuovo-Tedesco si ispirò a Stravinskij per la scrittura delle variazioni operistiche, in particolare alla Suite Italienne per le armonie usate nelle due variazioni che chiudono il concerto. E anche questo ha un senso compiuto.

Nel programma c’è anche Respighi, che non ha riferimenti con la seconda guerra mondiale, ma è il capostipite della scuola sinfonica italiana a cui stilisticamente anche Castelnuovo-Tedesco fa capo. La sua Sonata è una sonata di guerra; fu scritta nel 1917 e in essa si sente un profondo turbamento legato agli avvenimenti storici.

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