Il “mio” Alfredo: Special Guest Leonardo Cortellazzi

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Leonardo Cortellazzi è impegnato in una nuova produzione della Traviata di Verdi in scena il 26, 28 e 30 gennaio al Teatro Comunale di Treviso. Nel testo che segue ci racconta il “suo” Alfredo.

«La Traviata appartiene ad una categoria di Opere liriche che, in un modo o nell’altro, si cantano, si conoscono, si studiano molto prima del debutto vero e proprio sul palcoscenico. Dai primi anni di Conservatorio a Parma, dai primissimi concerti, persino nelle lezioni di arte scenica o di canto corale Traviata fu banco di prova, da un lato grazie alla sua bellezza immediata che la rende “nazional popolare” dall’altro perché da un punto di vista vocale può essere affrontata da un’ampia gamma di tipologie tenorili dalle più leggere alle più liriche.

Quando nel 2014 finalmente ebbi la possibilità di debuttare Alfredo nella celebre edizione di Carsen al teatro La Fenice di Venezia, mi sembrò di non conoscere nulla di quello che stavo affrontando. A maggior ragione oggi, che ho la grande fortuna di mettere in scena Traviata con la regia di Alessio Pizzech, grazie anche al lavoro fatto insieme, mi rendo conto della profondità e della varietà di sfaccettature con le quali si può affrontare l’interpretazione di Alfredo.

Il mio repertorio è veramente “particolare”, spazia dal barocco alla musica contemporanea , passando da Mozart , Donizetti e Verdi e se solo si facesse di più lo straordinario repertorio ottocentesco francese mi dedicherei anima e corpo anche a quello; l’ampiezza di questo repertorio e la mia proverbiale lontananza dal mondo della “melomania” mi permette di affrontare le opere quasi con un atteggiamento aperto, senza troppi preconcetti di repertorio, senza immagini di regie storiche che influenzino la mia attorialità, anzi cerco di affrontare l’interpretazione mettendomi nei panni di uno spettatore che ha scelto di venire a teatro, magari senza saperne moltissimo, ma con il desiderio di voler trascorrere una  bella serata e ancor di più di volersi emozionare.

Data questa premessa ho scoperto che proprio nelle pieghe del ruolo di Alfredo ci sono  i passaggi più belli, più significativi, quegli slanci vocali e scenici che rendono il ruolo straordinario e profondo. Proprio in quelle pagine che, per così dire, non si farebbero durante un concerto “questa sera selezione di Traviata” si trovano i passaggi che più amo di questo ruolo.

Il “mio” Alfredo è un personaggio che , vocalmente, prova ad esasperare le dinamiche indicate da Verdi specie quando il compositore chiede dei piani o dei pianissimi, lì, a mio parere, si possono raggiungere vette di grande emozione e di trasmissione del messaggio drammaturgico affidato al ruolo. Scenicamente e vocalmente trovo di straordinaria importanza dare peso e attenzione a tutti quei dialoghi del secondo atto tra Alfredo e Violetta, Alfredo ed il padre, Alfredo e Annina nei quali il personaggio si muove, evolve, esprime la sua natura al di là degli slanci vocali più noti .

Trovo sia importante per me al di là delle puntature, che sono sacrosante, al di là della ricerca del legato e della pronuncia, il dovere di chi interpreta Alfredo è quello di dare credibilità e forza al personaggio esprimendo scenicamente e nel canto tutto quanto il libretto e la musica suggeriscono.

Il mio Alfredo dovrà essere baldanzoso e solare ma anche timido ed impacciato al cospetto di una donna come Violetta, al cospetto della sua bellezza e della sua malattia. Deve essere un personaggio che è cresciuto sotto l’ala di un padre impegnativo ed ha voluto fare una scelta reazionaria ma forse non ne sa reggere il peso e scivola nella rabbia e nel rancore quando gli adulti, Violetta ed il padre, dettano le regole e gli tolgono da sotto il naso quell’ideale di felicità che credeva ingenuamente di aver conquistato.

Nel terzo atto, infine, si deve mostrare tutta la maturità vocale e interpretativa nell’affrontare con morbidezza e con un velo di sorriso le dolci parole di speranza di Parigi o cara per poi irrompere nella massima liricità nel finale dell’opera».

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