«Manrico è il classico “buono” verdiano»: Special Guest Riccardo Massi

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Protagonista della nostra rubrica Special Guest oggi è Riccardo Massi, in questi giorni impegnato nelle recite del “Trovatore” verdiano al Teatro Comunale di Bologna nel ruolo di Manrico.

Sono molto felice di tornare a cantare in Italia con un’opera del mio compositore preferito in assoluto, Giuseppe Verdi, che ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel mio repertorio e nella mia carriera e i cui meravigliosi ruoli mi hanno dato e continuano a darmi moltissime soddisfazioni. Verdi mi ha tenuto a battesimo allorché nel 2009 feci il mio debutto professionale nelle vesti di Radamès in Aida al Teatro Verdi di Salerno, ruolo che mi ha portato immensa fortuna tanto da servire come veicolo per il mio debutto solo tre anni dopo al Metropolitan di New York, dove sono tornato sempre con Radamès nel 2017.

Questo “Trovatore” a Bologna ha segnato il mio debutto al Teatro Comunale lo scorso 22 gennaio. Manrico, che ho in precedenza interpretato alla Canadian Opera Company nel 2012 e al Festival di Budapest nel 2016 rappresenta una bella sfida, sia da un punto di vista meramente tecnico-vocale poiché si tratta essenzialmente di un tenore lirico dalla vocalità ampia con un’incredibilmente ampia tavolozza di colori da comunicare al pubblico, sia perché vi sono alcuni momenti di atletismo vocale, primo fra tutti il celebre do della pira.

Da un punto di vista interpretativo Manrico è il classico “buono verdiano”, il cavaliere senza macchia e senza paura che sfida la sorte senza esitazione. Il tenore verdiano in generale incarna questi valori, anche in casi limite come Otello oppure Rodolfo nella Luisa Miller (che avvelena Luisa credendola infedele e poi beve anch’egli il veleno): anche in questi due casi di uomini omicidi non possiamo fare a meno di provare una certa empatia verso di loro e per la disperazione che li  porta al gesto estremo. Il modo davvero unico di Verdi di dotare i suoi personaggi di luci ed ombre (musicalmente e drammaturgicamente) ne fa, a mio avviso, il più grande compositore della storia.

Riccardo Massi

 

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