La musica è un diritto di tutti: l’impegno dell’Associazione “Diamo il La”

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A guardare i numeri pubblicati sul sito dell’Associazione Diamo il La c’è da rimanere basiti: in Italia solo il 7% degli adulti e il 12% dei bambini suonano uno strumento musicale; per non dire che oltre l’81% dei bambini non assiste nemmeno a un concerto l’anno. Numeri imbarazzanti per un territorio conosciuto in tutto il mondo per la straordinaria ricchezza (e unicità) della sua tradizione musicale. Per fortuna ci sono persone mosse da buona volontà e genuino entusiasmo come Giuseppina Manin – cuore pulsante dell’Associazione Diamo il La – che ha deciso di fare concretamente qualcosa per invertire la tendenza. Da dove cominciare dunque? Ovviamente dai più piccoli, dagli asili, dove (come in tutto il resto della fascia formativa) la musica – e più in generale l’educazione al sonoro e all’ascolto – è ancora troppo poco valorizzata.

Abbiamo chiesto a Giuseppina Manin di raccontarci come è nato il progetto Diamo il La.

«L’associazione Diamo il La è nata 3 anni fa. L’ispirazione è sorta a Berlino: ero lì per il Festival del Cinema e ne ho approfittato per visitare l’asilo di Daniel Barenboim, il famoso asilo squisitamente musicale che lui ha messo in piedi nella periferia della città. Sono rimasta affascinatissima da quello che accade lì dentro, dove tra l’altro sono stati coinvolti anche fior di musicisti della Staatsoper. Quando Barenboim giunse a Milano (epoca Lissner) disse di voler aprire anche qui un asilo ma le cose, purtroppo, non andarono a buon fine. Lui comunque si è rivolto ai bambini che sin da piccolissimi presentano spiccate attitudini per la musica; il progetto Diamo il La, invece, mette al centro i bambini “normali”, che magari non faranno mai i musicisti ma hanno comunque il sacrosanto diritto di diventare degli ascoltatori. Tutti, invero, dovremmo essere dei buoni ascoltatori! In Italia, lo sappiamo, la musica classica è ascoltata da pochissime persone. Se non hai la fortuna di avere un papà o una mamma appassionati che ti fanno sentir qualcosa è assai improbabile che un bimbo possa avere un approccio. Poi, di certo, la scuola in tal senso non aiuta. E tutto ciò è assurdo, giacché stiamo parlando di un patrimonio nazionale inestimabile, siamo famosi nel mondo per pizza, moda e musica classica ma nelle nostre scuole non c’è verso di valorizzarla. Vorrei anche dire che oggi più che mai, in una società come la nostra, dove l’immagine invade violentemente qualsiasi dimensione, c’è grande necessità di una educazione al sonoro e all’ascolto».

Avete trovato dei modelli cui ispirarvi in Italia?

«Sì, mi sono ricordata che gli unici a far qualcosa in questo ambito sono gli asili di Reggio Children, realtà pedagogica e didattica famosa nel mondo. Con altre due amiche siamo andate a Reggio per scoprire da vicino questa realtà e devo dire che la parte musicale era stata solo di recente valorizzata, quindi anche per loro era un po’ un inizio».

A quel punto avete costruito con loro una rete di formazione…

«Esatto, da ormai 3 anni alcuni loro pedagogisti e atelieristi vengono a Milano per tenere corsi di formazione. Abbiamo cominciato con 2 scuole e adesso ne abbiamo 9, con oltre mille bambini e un centinaio di insegnanti coinvolti nel progetto. I pedagogisti tengono innanzitutto degli incontri con gli insegnanti sull’educazione sonora; solo gli atelieristi entrano effettivamente in classe per supportare l’insegnante nel lavoro con i bambini».

Collabora con voi anche la Civica Scuola Claudio Abbado, se non sbaglio…

«Proprio così. Reggio Children non aveva un côté strettamente musicale quindi, per inserire nel lavoro di classe dei veri e propri momenti performativi, ci siamo rivolti alla Civica Abbado: un didatta e due atelieristi sono infatti studenti all’ultimo anno della scuola intitolata al grande direttore italiano. Con loro stiamo facendo un affiancamento strettamente musicale e con le scuole del secondo e del terzo anno facciamo anche dei piccoli concerti: abbiamo invitato giovani quartetti che hanno ben interagito con i bambini, mostrando loro come si fa un pizzicato o come si scandisce il tempo. Vari momenti che cerchiamo di intrecciare insieme, gli insegnanti sono entusiasti ma abbiamo la necessità di coinvolgere di più i genitori. Tra l’altro noi lavoriamo in scuole multietniche e ci piacerebbe molto intercettare i genitori di bambini appartenenti ad altre culture per condividere (e valorizzare) le loro tradizioni musicali, diverse dalla nostra, sarebbe un arricchimento per tutti».

La musica del resto è un collante universale in realtà come queste in cui i bambini possono avere difficoltà nell’interazione linguistica…

«Certo, i bambini che non conoscono l’italiano parlano tra loro e rimangono isolati dal resto del gruppo. C’è la reale difficoltà di inserirli e la musica in questo diventa un immediato collante».

Solo Musica Classica?

«Direi proprio di no: vorremmo allargare il repertorio alla musica jazz, etnica, anche un bel pop. Insomma tutto quello che è buono! L’importante è sottrarre il bambino alle canzoncine televisive».

Sabato 5 maggio (20:30), al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, si terrà il primo evento volto a raccogliere dei fondi per il sostegno e l’ampliamento del progetto promosso da Diamo il La, ad oggi supportato solo dal contributo dei soci e della Fondazione Cariplo. Special Guest dell’evento è Ezio Bosso alla guida della Stradivari Festival Chamber Orchestra. Non perdete l’occasione per sostenere anche voi il diritto di tutti alla musica!

Info: quartettodimilano.it

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