Il Quartetto Arditti al Chigiana International Festival

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Pubblichiamo di seguito un contributo che proviene dalla redazione di Tell me Chigiana, workshop di critica musicale attivato all’Accademia Chigiana di Siena e coordinato da Massimiliano Coviello e Stefano Jacoviello, che grazie al lavoro di giovani in residenza intende raccontare il Chigiana International Festival and Summer Academy 2018.

Sul palco al centro della Chiesa di S. Agostino vi sono quattro leggii posizionati in modo che i quattro strumentisti si osservino l’uno con l’altro inscenando un momento simile più ad una sessione di studio del brano che ad una performance concertistica. Due inchini al pubblico e si parte. Il primo violino, Irvine Arditti, osserva il violoncello e viceversa; la viola è di fronte al secondo violino.

Non c’era alcun dubbio che il quartetto non ricreasse l’atmosfera tragicamente romantica che molti studiosi hanno attribuito al significato della Lyrische Suite. Le arcate sicure degli strumentisti hanno proiettato il pubblico nell’immedesimazione di un dramma vissuto in prima persona dal compositore: l’amore non corrisposto da parte di Hanna Fuchs. La progressione espressiva presente nei tempi musicali viene rispettata, in particolar modo nella successione dei movimenti dispari I, III e V, tempi veloci della Suite. Non ha pregiudicato in alcun modo, sull’eccellente esecuzione, l’avvio dell’Andante amoroso, secondo movimento della suite, molto lento rispetto alla sezione centrale e finale dello stesso. Ciò non ha limitato la comprensione del significato romantico dell’esecuzione, bensì ha avvalorato maggiormente le intenzioni impresse da Berg nella partitura.

Probabilmente il secondo movimento risulta essere quello più complicato dei sei, in quanto è proporzionalmente più lungo per il numero di battute e quindi risulta comprensibile un inizio lento a vantaggio di un gioco in cui la variegata alternanza ritmica garantisce quel valore aggiunto ad un movimento che avrebbe rischiato di essere piatto dall’inizio alla fine. Apprezzabile la cura con la quale il violoncellista chiede al secondo violino di verificare l’accordatura del proprio strumento alla fine del V movimento – Presto delirando. Infatti non sarebbe stato ammissibile un suono sbavato, per così dire, nel Largo desolato, composto da Berg in forma di romanza senza parole, che raggiunge il proprio climax attraverso una progressiva dissolvenza della musica.

Secondo brano in programma La lontananza nostalgica utopica futura di Luigi Nono. La struttura scenica cambia totalmente forma, passando da fissa a mobile. Cioè la disposizione dei sei leggii non avviene solo sul palchetto al centro della chiesa. Quattro leggi vengono disposti lungo il perimetro degli altoparlanti del live electronics, quasi ad accerchiare il pubblico presente, mentre il primo e l’ultimo vengono disposti sul palcoscenico. Le luci si abbassano, si avverte la musica provenire da uno degli altoparlanti, ma dell’esecutore neanche l’ombra. È iniziata la diffusione del primo degli otto nastri magnetici previsti dal compositore ove sono registrati gli esperimenti e gli studi del violinista ispiratore del brano: Gidon Kremer.

La gestione del live electronics da parte di Elena D’Alò, studentessa del corso di live electronics organizzato dall’Accademia Chigiana, sotto la supervisione dei maestri Vidolin e Bernardini, destabilizza l’attenzione del pubblico; si osserva intorno, si incrociano gli sguardi per cercare una conferma sulla possibile sorgente del suono. Qualche secondo e il violinista Irvine Arditti intraprende il percorso tra i leggii previsto dalla partitura di Nono. L’incertezza trapela dagli sguardi dell’uditorio e al termine di ogni esecuzione sul materiale posto sui leggii è subito un immaginare verso quale punto nello spazio il violinista si rechi. L’effetto di un ascolto basato su una così profonda introspezione se risulta particolare per il pubblico è in assoluto un’esperienza musicale che l’interprete può vivere al massimo, raggiungendo un proprio appagamento; non è infatti l’abilità nell’esecuzione a indicare la bravura o meno del violinista quanto la sua capacità di far trapelare il suo vissuto durante l’esecuzione perché anche il pubblico cerchi di immedesimarsi in tale esperienza.

La prova di Arditti è eccellente in quanto contribuisce a non far dileguare il fine ultimo de La lontananza nostalgica utopica futura, ovvero il senso di straniamento e destabilizzazione che Luigi Nono vuole imporre al pubblico. Eppure non si tratta di un’imposizione in senso tirannico ma, al contrario, di una possibilità che il compositore offre all’uditorio per vivere l’esperienza dell’ascolto libero dalla rigidità che, in molte occasioni, la musica possiede come caratteristica intrinseca. Difficile spiegare la presenza all’interno dello stesso programma di due compositori che sono tra gli esponenti di due scuole musicali ben distinte.

Certamente il senso di riconoscenza nei confronti del padre della dodecafonia Arnold Schönberg è un elemento da indicare come fattore unificante dei pensieri compositivi di Berg e Nono, pur trattato con accezioni diverse. Nicola Sani, direttore artistico del Chigiana International Festival, durante la conferenza di presentazione del programma tenuta insieme al musicologo Veniero Rizzardi, ha evidenziato come alla base di una scelta così insolita ci sia l’intenzione di intendere la programmazione concertistica non solo come una serie di eventi fruibili da un determinato pubblico, ma come occasione per conoscere e apprezzare, anche con le dovute difficoltà che si presentano, composizioni storicamente importanti e artisticamente impegnative come i lavori di Alban Berg e Luigi Nono.

Testo a cura di Armando Ianniello; foto di Roberto Testi

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