I Lombardi alla prima crociata: qual è il significato di quest’opera verdiana?

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Torino, Teatro Regio, 28 aprile 2018. Solito disagio di fronte alla complessità (sì, complessità!) del modo melodrammatico del primo Verdi. Ammirazione per il “bel suono” che Michele Mariotti restituisce a questa opera che in molti (ancora) considerano musicalmente “volgare”. Ma il “bel suono” non è in grado di risolvere una drammaturgia esacerbata, iperbolica, fatta di gesti parossistici – melodrammatici, appunto.

Quale è il significato di questa opera di Verdi? In che cosa consiste la sua tanto famosa quanto misteriosa componente “risorgimentale”? Queste domande, ineludibili, Stefano Mazzonis di Pralafera non se le è neppure poste (o almeno dalla sua regia non emergevano). Egli sembrava piuttosto voler de-storicizzare (de-attualizzare) un’opera che a prenderla troppo sul serio poteva diventare imbarazzante, se non esplosiva.

Anche le bellissime voci del cast (in particolare quella di Giselda=Angela Meade) non riuscivano a risolvere questo vuoto interpretativo. Quello che ci ha provato di più è stato Alex Esposito che si è dannato l’anima per rendere credibile il personaggio-chiave di Pagano, l’eremita maledetto, l’Homme sans nom (se posso citare un libro di Ballanche che sarebbe importante leggere per capire il personaggio di Pagano).

Questo allestimento è un esempio palmare, per me, di come certe illustrazioni cosiddette “tradizionaliste” siano ancora meno in grado di avvicinarci a un’opera così culturalmente distante (quasi estranea alla nostra sensibilità) che non le famigerate regie moderne. Quando poi, per voler dare un segno (almeno uno) di pseudocontemporaneità, Mazzonis di Pralafera decide di proiettare un breve video costruito con frammenti della battaglia sul lago ghiacciato dell’Alexander Nevski non ci si può non chiedere: “che ci azzecca?”.

Vuole forse dire che in realtà, sotto sotto, i crociati sono i “cattivi”? Il video accompagna la coda strumentale del coro “Guerra, guerra! S’impugni la spada” che evoca appunto la battaglia finale della presa di Gerusalemme. Ma poi, dopo il riconoscimento dei due fratelli nemici e la morte di Pagano, la regia propone uno scioglimento “buonista” in cui i nemici di un tempo si riconciliano, cristiani e musulmani si incontrano per formare un’armoniosa società multiculturale. Disagio…

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