Daniil e Rennosuke: due talenti del violino

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Ha detto bene il direttore d’orchestra Giancarlo Guarino: «Questi bambini, appena ragazzi, sono capaci di toccare le corde più intime dell’animo. È una cosa rara, sensazionale, anche per i musicisti di grido. Sembra che questi giovanissimi abbiano suonato il violino da vite, vite passate, con una naturalezza e una sensibilità commoventi». Così nel documentario “Il Piccolo Violino Magico 2017” andato in onda e seguitissimo su Sky Classica HD nei mesi di dicembre e gennaio, ovvero il film che racconta le scene ed i retroscena dell’omonimo concorso violinistico internazionale riservato a musicisti tra i 9 e il 13 anni (ilpiccoloviolinomagico.it). Guarino l’ha ribadito pochi giorni fa al concerto di San Vito al Tagliamento, in veste di direttore dell’Accademia d’Archi Arrigoni fondata e diretta da Domenico Mason – sensibile didatta, concertista e ideatore del progetto -, in occasione dell’esibizione del vincitore dell’edizione scorsa del premio, l’atteso ospite della stagione musicale sanvitese: Daniil Bulayev. Un Paganini lettone di 13 anni, tutt’uno con il suo violino. Orecchio straordinario, tecnica prodigiosa, musicalità superlativa. Con lui un altro grande talento, altrettanto straordinario: il diciasettenne giapponese Rennosuke Fukuda, vincitore del prestigioso Concorso Menuhin 2014.

Questi due apollinei delle quattro corde si sono alternati in un programma bifronte, che prevedeva due concerti per violino e orchestra di Mozart e due pezzi virtuosistici di compositori e violinisti di fede ebraica, attivi nel secondo Ottocento e nel Novecento: il polacco Henry Wieniawski e il tedesco Franz Waxman. Ad aprire la serata il sempre bel “Adagio per archi” di Samuel Barber, con l’Orchestra Arrigoni – una formazione che vede nelle sue file diversi giovanissimi, alle prime armi col professionismo -, calata nella pietas e nei pathos vibranti dell’opera, nei “pianissimo” riusciti e commoventi, da celebrare con questa coppia di autori il giorno della memoria al ricordo delle vittime dell’Olocausto.

Poi è stata la volta del primo solista a calcare il palcoscenico: Daniil Bulayev. Con l’ultimo dei cinque concerti per violino di Mozart. Meraviglioso già all’entrata con il miraggio compositivo dell’Adagio solistico a conclusione dell’introduzione orchestrale del primo tempo. La maturità espressiva, la profonda e dettagliata cura del giovanissimo lettone, ha trovato affiatamento nell’ensemble che l’ha “udito” e concertato sempre con attenzione, come nello svolgersi dei due temi opposti che definiscono il primo quadro. Tanto orecchiabili e naturali come solo Mozart sa fare. Il secondo movimento, in una forma-sonata che attribuisce alla ripresa una funzione dissonante, di tensione comunque accordata allo sviluppo, è stata eseguita con una percezione del fraseggio e un trasporto lirico senza ombre.

Brillante invece da capo a collo nel Rondeau, in Tempo di minuetto, quando Daniil ha dimostrato di saper rendere con piglio maestro, da genio innocente, la malizia, il senso caricaturale, le turcherie del salisburghese in tutta la loro veemenza. Sublime nelle cadenze, virtuoso impeccabile, intonatissimo sempre. Un talento innato Bulayev, tanto perito – pur appena ragazzo – da non cedere mai alla tentazione di sfoggiare un faceto istrionismo, per una resa invece quanto più oculata delle sue doti alle opere eseguite. Così anche nella complessa e demoniaca “Fantasia dal Faust di Gounod” di Wieniawski.

Dire che il pubblico sia lasciato in lunghi applausi è dire poco. Perché quei battimani, dopo tante mirabili arcate, sono durati parecchio, forti, rinforzati da una serie ripetuta di “bravo!”, da più fonti, per il tanto stupore. Dopo di lui l’altro miracolo violinistico, il giapponese Rennosuke Fukuda, di quattro anni più adulto del biondo enfant prodige. A paragonarli verrebbe da dire che Fukuda ha il vantaggio di essere fisicamente più sviluppato e con più esperienza per l’età maggiore. Un confronto esecutivo sarebbe improprio, mentre è più efficace parlare di diverse e tanto rare qualità. Nel maggiore è inevitabile una dote speculativa più incisiva e una forza espressiva più tagliente, evidente in certi attacchi, negli accenti, negli sviluppi di frase, nelle riprese. Come si può dire: una questione di età.

Anche per lui, come una premonizione, il concerto mozartiano – il numero 4 in re maggiore -, è scivolato cristallino sul suo strumento, con una naturalezza tale da credere che fosse stato composto apposta per lui, invece che per il violinista Brunetti amico di Amadé, come vuole la storia sulla gestazione di questi cinque capolavori giovanili.

Superlativi gli interventi solistici sul primo tema e la prima cadenza, vigorosa, stupefacente in tutte le modulazioni e frammenti tematici. Acrobazie d’archetto controllatissime e comunque naturalissime, capaci di sopirsi al canto solistico dell’Andante nel mesto accompagnamento orchestrale, fino all’esuberanza del Rondò, sfavillante di arabeschi e all’Allegretto finale giocoso, pieno di grazia. Non una piega, non un dubbio, un’imperfezione. Ideale e compiuto, proprio come Mozart, violinista.

L’incredulità del pubblico ha sortito gli effetti di prima. Applausi scroscianti, intrepidi e lunghi moti di ammirazione. Rennosuke Fukuda sorridente, sempre a suo agio, si è poi sprigionato nella celeberrima “Carmen Fantasy” di Waxman, tanto vorticosa da stregare la platea che non lo voleva lasciare.

Ecco l’atteso bis: il “Capriccio n. 1 in mi maggiore” di Paganini. Non poteva mancare a conclusione di una serata violinistica con protagonisti piccoli e pur giganti maestri. Ora si attende la nuova edizione del concorso violinistico per giovani prodigi “Il Piccolo Violino Magico”. Il termine ultimo per l’iscrizione è il 31 marzo e tutte le informazioni sono sul sito dedicato.

Immagine di copertina: Rennosuke Fukuda

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