Dalla Russia con furore: Lilya Zilberstein e il Quartetto Prometeo al ChigianaFest

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Pubblichiamo di seguito un contributo che proviene dalla redazione di Tell me Chigiana, workshop di critica musicale attivato all’Accademia Chigiana di Siena e coordinato da Massimiliano Coviello e Stefano Jacoviello, che grazie al lavoro di giovani in residenza intende raccontare il Chigiana International Festival and Summer Academy 2018.

Sold out per il concerto di lunedì sera nel Salone del Palazzo Chigi Saracini. Il dialogo inedito tra la pianista russa Lilya Zilberstein e gli archi del Quartetto Prometeo ha incantato il pubblico che, a fine concerto, ha più volte richiamato i maestri chigiani sul palco.

Le sonorità russe di Taneev e Šostakovič sono state il filo conduttore di uno degli appuntamenti  cameristici più attesi di questa edizione del Chigiana International Festival.
Attraverso i due Quintetti — l’op. 30 di Taneev (1910-11) e l’op. 57 di Šostakovič (1940) — i musicisti hanno mantenuto costante il livello della tensione per tutta la durata del concerto.
Particolarmente interessante è risultata la scelta di invertire il consueto ordine cronologico dei pezzi in programma. A rompere il silenzio è stato infatti l’accordo pesante di Sol minore del Quintetto di Šostakovič, che ha colmato sin da subito il Salone con la potenza espressiva — impetuosa ma allo stesso tempo nitida e definita — del tocco della Zilberstein.

L’entrata degli archi non ha fatto altro che confermare l’intesa tra il pianoforte e il quartetto: il dialogo serrato tra gli strumenti ha dato vita ad una vera e propria conversazione contrappuntistica condotta con un uso sapiente dei tempi e dei colori, risaltato in modo particolare nella Fuga.
A stento sono stati trattenuti gli applausi al termine del burrascoso Scherzo che, una volta riempito lo spazio sonoro con il suo implacabile tempo ternario, l’ha svuotato per lasciare il posto al carattere tenue e malinconico dell’Intermezzo. Le acutissime note di “bordone” eseguite senza sbavature dal primo violino Giulio Rovighi hanno guidato l’ensemble verso l’ultimo movimento. È qui che il pianoforte di Lilya Zilberstein — di cui non si può non menzionare la scelta felice di un pedale secco e poco indulgente — ha fatto trasparire la leggerezza e la stemperata ironia che, sul pizzicato degli archi, chiude in punta di piedi il capolavoro cameristico di Šostakovič.

Le sonorità rarefatte e grottesche del primo Quintetto hanno poi lasciato lo spazio alla massiccia compattezza della scrittura di Taneev.
Se il discorso di Šostakovič risultava spesso parcellizzato e distinto, nel Quintetto del grande didatta russo ciò che appare è un unico corpo strumentale che si fonda sulla coralità dell’insieme. Il Quartetto Prometeo ha evidenziato questa caratteristica del pezzo offrendo un’esecuzione omogenea e ben equilibrata che si è amalgamata magistralmente con il pianoforte. Anche qui ad introdurre il primo movimento è il Sol minore del pianoforte che si scontra subito con la tonalità lontana di Si minore suonata in risposta dagli archi.
La cantabilità dei temi che si susseguono e il ritmo incessante sono le componenti essenziali che i maestri chigiani hanno messo in luce con una vigorosa potenza espressiva, percepita soprattutto nella passacaglia del Largo.

Lo sforzo titanico per l’equilibrio della forma che anima tale composizione appare vistosamente anche nell’ultimo movimento Allegro vivace, che riportando alla memoria i temi del primo movimento si chiude nello scampanio virtuoso del pianoforte con un Sol organico di tutte le parti.

Lilya Zilberstein e il Quartetto Prometeo hanno offerto al pubblico della Chigiana un capolavoro del repertorio cameristico di difficile reperibilità confermando così la ricerca da parte dell’Accademia di un’offerta ampia e variegata coronata dagli incessanti applausi finali.

Testo a cura di Matteo Macinanti; foto di Roberto Testi

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