ChigianaFest: una serata dedicata al soundscape elettronico

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Pubblichiamo di seguito un contributo che proviene dalla redazione di Tell me Chigiana, workshop di critica musicale attivato all’Accademia Chigiana di Siena e coordinato da Massimiliano Coviello e Stefano Jacoviello, che grazie al lavoro di giovani in residenza intende raccontare il Chigiana International Festival and Summer Academy 2018.

Il 25 luglio il #ChigianaFest ha ospitato il pianista Aldo Orvieto che ha eseguito brani appartenenti al repertorio contemporaneo in duo con la regia del suono gestita da Alvise Vidolin e Nicola Bernardini con gli studenti del corso di live electronics dell’Accademia. Alle 19 Bernardini annuncia il cambio di programma: No landscape di Nicola Sani, direttore artistico del festival, viene spostato al primo posto nell’ordine di esecuzione delle composizioni. La scelta appare più che mai sensata vista la preparazione cui sono sottoposti sia il pianoforte sia Orvieto.

Lo strumento è corredato di una barra metallica montata sulla cassa armonica a cui sono appese delle corde da sfregare a mano, mentre l’esecutore indossa dei guanti sui quali sono applicati dei ricettori luminosi. In rapporto al titolo del programma Electronic Soundscape, l’allestimento scenico pone le basi perché le visioni paesaggistiche non manchino. In effetti il brano di Nicola Sani divide lo spettro sonoro basato sul binomio esecutore-strumento in tre livelli. Stupisce l’incipit della composizione scandito dalla percussione dei pedali da parte di Orvieto il quale, producendo una successione accordale sulla tastiera, offre a Vidolin e Bernardini gli elementi per creare l’effetto sonoro del temporale da cui prende corpo lo sviluppo dell’intera composizione.

Gli strascichi rilasciati dallo sfregamento delle corde fanno pensare alla pioggia battente sul terreno che precipita ad una velocità elevata mentre la percussione della cassa armonica con un dispositivo metallico completa la trasformazione della materia sonora. Dopo una breve pausa per garantire lo smontaggio degli accessori posti sul pianoforte per No landscape di Nicola Sani, il concerto prosegue, come da programma, con D’altra voce – Omaggio a Robert Schumann di Stefano Gervasoni. L’esecuzione è suggestiva e l’atmosfera creata da Orvieto, Vidolin e Bernardini si pone come una costruzione audiovisiva in cui, giustamente, si rende merito alla scrittura pianistica e agli innesti del live electronics.

Come ogni programma dell’attuale edizione del #ChigianaFest non può mancare l’omaggio a Stockhausen. Nella serata dedicata al Soundscape elettronico la presenza del massimo esponente della Scuola di Darmstadt è testimoniata da Klavierstück XIV. Aldo Orvieto risponde in modo eccellente e virtuoso alle specificità tecniche del brano, non per la sola esecuzione pianistica ma anche per le difficoltà che vi sono nell’emissione vocale di suoni bruitistici che Stockhausen richiede all’esecutore. Quest’ultimo brano si pone come uno spartiacque all’interno del programma. Zwei Spiegel di Fabio Nieder prevede un largo uso del live electronics in particolare sulla registrazione vocale che scorre lungo tutto il brano.

Così, dopo la dimostrazione dell’alto livello artistico di Aldo Orvieto, anche Vidolin, Bernardini e gli allievi del corso di live electronics hanno modo di giocare le proprie carte smontando la convinzione che la pratica della regia del suono sia solo un supporto tecnico all’evento performativo. Fabio Nieder conferisce pari dignità alla scrittura per live electronics e alla scrittura pianistica, generando un leggero ma perfetto equilibrio delle parti. Durante il concerto si è avuto modo di apprezzare, infine, la prima esecuzione assoluta dell’opera di Adriano Guarnieri …dissolto nella notte…leggenda per pianoforte e live electronics.

Il brano si innesta perfettamente nella tematica del programma del concerto. Aldo Orvieto è l’artigiano che trasforma, in termini musicali, il fenomeno della dissoluzione materiale, quindi plasmando la massa sonora, e Vidolin pensa a creare l’atmosfera notturna così da proiettare l’ascoltatore in una dimensione di straniamento che culmina, appunto, nello smembramento di una corposità sonora.

Testo a cura di Armando Ianniello; foto di Roberto Testi

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