Alberto Ferro vince a Bonn: Catania si conferma fucina di pianisti talentuosi

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Sul gradino più alto del podio dell’International Telekom Beethoven Competition è salito nuovamente un italiano: la giuria presieduta da Pavel Gililov ha scelto il siciliano Alberto Ferro. Originario di Gela, classe 1996, studia all’Istituto Bellini di Catania e fa parlare di sé almeno dal 2015, ovvero da quando si è classificato secondo al Concorso “Ferruccio Busoni”. Lo abbiamo intervistato poco dopo la vittoria a Bonn.

Ci racconti il suo percorso: quando ha iniziato a studiare?

Essendo mia madre insegnante di pianoforte, l’approccio allo studio della musica è nato naturalmente. Mi sono sempre interessato alla musica sin da piccolo e ho coltivato sempre più questa passione. Lo sviluppo del mio percorso formativo ha avuto il suo apice quando ho iniziato a frequentare l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania sotto la guida del M° Epifanio Comis, una guida artistica di fondamentale importanza per me. Grazie al suo insegnamento ho potuto ottenere vari riconoscimenti in importanti concorsi nazionali ed internazionali: il “Busoni” di Bolzano e il “Premio Venezia” nel 2015, il “Regina Elisabetta” di Bruxelles nel 2016, il “Clara Haskil” di Vevey e il “Beethoven” di Bonn nel 2017.

Com’è studiare a Catania? La città è apparentemente distante dai grandi centri musicali internazionali…

Per me Catania è stata la città dove ho costruito la mia formazione pianistica e musicale. Tutto ruota attorno al Teatro Massimo “Bellini” e all’Istituto Musicale “Bellini”, che tra non molto sarà statizzato, superando così le difficoltà economiche in cui si è trovato di recente a seguito dei tagli. E’ la città dove ancora si ascolta e si studia la musica classica e per quel che concerne il pianoforte credo sia una delle realtà più interessanti d’Italia, per la mia diretta esperienza, in quanto ho avuto la fortuna di conoscere all’Istituto “Bellini” il Mº Comis, un musicista completo, con cui continuo a perfezionarmi. Riconosco che ciò rappresenti una vera rarità, dal momento che solitamente si avverte l’esigenza di allargare gli orizzonti. Infatti non a caso una realtà pianisticamente molto interessante come la Rachmaninov Academy, con docenti del calibro di Epifanio Comis, Violetta Egorova, Boris Berezovsky, Alexander Tchaikovsky ed altri grandi nomi, sta attirando a Catania molti giovani pianisti di tutto il mondo. La distanza con i centri musicali nazionali ed europei è solo geografica, ma nei contenuti formativi Catania è all’avanguardia.

L’esperienza del Beethoven? Raccontaci…

È stata davvero una bellissima esperienza. Ho provato emozioni indescrivibili durante la standing ovation riservatami dal pubblico per la mia interpretazione del Concerto n. 4 di Beethoven, nel corso della finalissima del concorso. Questa volta ho vinto un primo premio senza aspettative, poiché non avevo mai pianificato di partecipare a questo concorso, sebbene lo conoscessi da due anni (l’edizione vinta da un altro italiano, Filippo Gorini) e lo ritenessi importante a livello internazionale. Ho deciso di iscrivermi solamente due giorni prima della scadenza e fino al periodo del concorso ho tenuto tantissimi concerti in Europa (in particolare una lunga tournée in Belgio) e in Italia, anche in duo con il talentuoso violinista Gennaro Cardaropoli, presentando programmi quasi totalmente diversi da quelli del concorso. Dunque mi sono dedicato intensamente al “Beethoven” soltanto dieci giorni prima di partire per Bonn. In questa splendida città ho trovato massima accoglienza, disponibilità e professionalità: dalla famiglia ospitante agli organizzatori del concorso, dal tecnico degli Steinway ai fotografi e giornalisti.

Cosa prevede il futuro? Rimarrai a Catania?

Ho già tantissimi concerti in programma per l’anno prossimo e spero di poter continuare a suonare a lungo per il pubblico. Gela è la città dove ho attuale residenza, Catania è la città dove studio, ma il mondo è il luogo dove vivo.

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