Tra Puccini e Donizetti: Special Guest Francesca Tiburzi

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Il soprano Francesca Tiburzi, in queste settimane protagonista a Firenze con Tosca e a Pisa con Pia de’ Tolomei, ci racconta le particolarità di questi due ruoli.

«Tosca e Pia, non è facile parlare di questi due personaggi. Innanzitutto ci riferiamo di due opere che stilisticamente sono molto lontane, Tosca è andata in scena il 14 gennaio del 1900, anche se è ambientata il giorno della battaglia di Marengo, 14 giugno 1800, ma è molto lontana da tutto ciò che riguarda lo stile compositivo del XIX secolo.

Tosca è di grande impatto teatrale, specialmente il secondo atto, con ampiezza di sonorità, colori, atmosfere. I protagonisti sono tutti e tre i personaggi, lei fa scaturire l’azione drammatica attraverso la sua gelosia, ma in realtà è una vicenda politica.

Devo dire, secondo il mio piccolo parere, che sia Tosca che Cavaradossi sono due personaggi abbastanza semplici, puliti, delineati, invece Scarpia è per me il vero protagonista, contorto, perverso, uomo del sistema, del potere, non è il semplice malvagio, senza Scarpia l’opera Tosca non avrebbe senso di esistere.

Devo dire che nel testo teatrale di Sardou Scarpia è ben descritto, Puccini tutte le sottigliezze dell’anima le descrive attraverso la musica che, come ben sappiamo, è molto più immediata di ciò che possono descrivere le parole.

Poi per ciò che riguarda Tosca, cioè lei come donna, si sa che è una donna passionale, gelosa, credo anche vanitosa, istintiva, coraggiosa, credente, amante della vita, del successo, della ricchezza (l’ultimo atto dopo che ha ucciso un uomo e devono partire dice al suo amante «l’ora  è vicina, io già raccolsi oro e gioielli») forse lo dice per una questione di praticità… non saprei.

I tre momenti che preferisco sono l’inizio del duetto con Scarpia nel secondo atto perché lì inizia per me il teatro puro, la prosa, l’inizio del terzo atto con le campane di Roma che rendono esattamente un’atmosfera malinconica ma ricca di speranza, è una strana sensazione. E poi il terzo momento è quando i soldati sparano a Cavaradossi e inizia questo motivo musicale in cui crede ancora che è tutta una commedia, che presto sarà finita, ecco lì Floria mi fa una tenerezza infinita.

Comunque in tutta onestà credo di essere ancora troppo giovane per questo ruolo, anche se io e Floria abbiamo alcune cose in comune, tra cui le iniziali dei nostri nomi e cognomi: F.T. 

Invece per ciò che riguarda Pia de Tolomei, è un’opera poco eseguita ma non priva di bellissimi passaggi musicali, tra cui il famoso imitato “Amami Alfredo”.

Devo dire che ha dei passaggi per me moderni, come dicevo all’inizio, si tratta di due opere completamente diverse, Pia è puro belcanto, la prima si ebbe nel 1837, ambientata nel XIII secolo. Dal punto di vista musicale è in stile con l’epoca, ma ripeto, con degli spunti musicali di rara bellezza, in particolare la scena finale dell’opera.

Per ciò che riguarda il personaggio, Pia, lo dice la parola, è un’anima gentile, dolce, compassionevole, anche lei credente, posta in conflitto tra l’amore per il fratello e quello per il marito, la lotta tra guelfi e ghibellini, anche qui una donna messa al centro di un potere politico che alla fine la uccide, il movente è la gelosia, ma la verità è che è un conflitto politico.

Quante volte nella storia, fatta di vite, le guerre hanno diviso, affranto e ucciso esseri umani, Pia parla di questo, dell’umanità che sta dietro la follia umana della guerra, perdoni le ripetizioni. Pia è oltre questi conflitti,  lei ama e perdona e nonostante venga messa in discussione la sua onestà e per questo avvelenata, le sue ultime parole sono un messaggio di pace.

Rispetto a Tosca, più terrena e popolare, Pia è un animo più nobile, infatti il suo canto, a parte rari tratti, è sempre dolce e composto. Comunque entrambe le prime interpreti dei ruoli erano soprani drammatici di agilità».

Francesca Tiburzi 

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