Al Kraftwerk di Berlino sold out per Deep Web di Bauder-Henke

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175 sfere bianche, dodici riflettori laser, trenta metri di lunghezza, venti di larghezza, dieci di altezza e un (invisibile) potente impianto stereo. Sono questi i pochi elementi che compongono la complessa installazione audiovisiva Deep Web del connubio Bauder-Henke, visitabile al Kraftwerk di Berlino dal 12 luglio al 23 agosto 2019.

Gli artisti

L’artista multimediale, designer di luce, scenografo e fondatore dello studio WHITEvoid specializzato in media, architetture d’interni e ingegneria elettronica Christopher Bauder unisce la propria creatività al compositore e artista innovatore della musica elettronica contemporanea Robert Henke, conosciuto anche per aver co-creato il software Ableton, indispensabile per la produzione di musica elettronica. Da questo duo nasce un’installazione monumentale ispirata ai disegni e nodi della comunicazione digitale che riempie in modo concreto e allo stesso tempo inafferrabile l’enorme spazio del Kraftwerk di Berlino.

L’installazione

L’ex impianto di riscaldamento al centro di Berlino offre con la sua enorme architettura industriale uno spazio ideale per concerti, performances e installazioni come quelle di Bauder, già ospite del Kraftwerk nel 2016 e 2018. Appesa dal tetto pende una struttura metallica contenente le 175 sfere che, legate a delle corde sottili, sono in grado di scendere e salire per un’altezza di dieci metri. Quello che a prima vista sembra un gioco tecnico diventa arte performativa nell’incontro con la luce e il suono. Coordinate alla perfezione, le sfere vengono illuminate da laser di diversi colori mentre si muovono assieme alla musica di Henke, creando una scultura pensile in movimento.

La performance

Durante il periodo della mostra, Bauder e Henke offrono inoltre quattro performances live, in cui interpretano la propria creazione ogni volta con una drammaturgia diversa. Il pubblico – che include tutte le generazioni – si siede sul pavimento di cemento o semplicemente rimane in piedi ad ammirare lo spettacolo.

Iniziando con una sola sfera che scende timida, l’ampia gamma di luci, suoni, colori e movimenti delle 175 sfere motorizzate crea una coreografia in grado di ipnotizzare lo spettatore. Per la durata di un’ora si contempla un fluire di atmosfere, tensioni e forme diverse, supportate dai suoni elettronici e a volte sinfonici di Henke.

La tecnologia come arte?

Deep Web, rappresentando i modelli e le connessioni delle prime comunicazioni digitali, crea una performance in cui spazio e tempo sembrano fondersi e lasciare spazio al gioco di luci e suono. Un gioco che appare indipendente dall’influenza dell’uomo, in quanto il lavoro degli artisti si concentra principalmente nella programmazione accurata del sistema laser-sfere-suono.

Si tratta comunque di arte? Qual è il limite tra tecnologia e creatività? Quello che è certo è che le performances al Kraftwerk sono sold out e il pubblico conclude con un forte applauso che si perde tra le pareti di cemento.

Qui il link all’evento e la foto gallery

Immagine Ph. Ralph Larmann

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